South Korean youth culture: tackling the acceptance of plastic surgery and opposition of tattoos in a Confucian tradition

Dejan Omerbasic, Nele Kukk, Anna Maria Klis, Livia Ferlante Savarese & Claudia Domenici

Studenteropgave: Fagmodulprojekt

Abstrakt

Il progetto di gruppo ha affrontato alcune tematiche specifiche relative alle giovani generazioni
in Corea del Sud, in particolare l’analisi è partita dal mondo dei tatuaggi e gli stereotipi relativi
ad esso. La scelta di tatuarsi, molto in voga ultimamente fra i giovani sudcoreani, si trova in
netto contrasto con le tradizioni familiari. La struttura teorica si è avvalsa di strumenti di
lettura, ovvero di tre concetti principali: modernità, occidentalizzazione e Confucianesimo/
tradizionalismo. Durante la fase di selezione delle fonti è emerso un dato sconcertante
riguardante l’industria della chirurgia plastica. La Corea del Sud, infatti, è fra i paesi con il
numero più alto pro capite annuale, la migliore fama per cliniche chirurgiche e la spasmodica
ricerca di standard di bellezza esagerati da parte della ‘working class’ sudcoreana. In tal modo
gli obiettivi e l’analisi del progetto si sono spostati su molteplici altri aspetti oltre a quello
iniziale unicamente basato su tatuaggi e tradizioni familiari. I due temi principali, la subcultura
dei tatuaggi e la pratica di modifica estetica, hanno aperto scenari più ampi legati all’origine di
certi pregiudizi e questioni storiche. In seguito alle nostre ricerche, è emerso che i tatuaggi si
collegano tradizionalmente agli ambiti della criminalità (ad esempio, alle gang mafiose) e si
oppongono, in Corea, alle regole della filosofia confuciana nella quale il corpo non può essere
contaminato o danneggiato. Secondo tale tradizione, infatti, il corpo appartiene agli antenati,
essendo un’eredità che non può essere dissacrata. Paradossalmente la chirurgia plastica -
praticata per motivi estetici - viene regolarmente accettata e promossa dalla società sud
coreana. Durante la ricerca sono emersi numerosi punti critici, dovuti anche ad una prima
lettura del fenomeno generale attraverso una serie di preconcetti di tipo europeista. L’intervista
condotta ad una giovane donna sudcoreana, studente presso l’università danese di Roskilde, ha
generato ulteriori domande circa le nuove ambizioni della emergente generazione sudcoreana,
in netto contrasto con quella precedente. Le risposte ottenute durante la sessione hanno
sottolineato l’importanza di alcuni dati dell’indagine collettiva, altri, tuttavia, sono stati
rivalutati in quanto poco attinenti o non sufficientemente rilevanti per la ricerca. In particolare,
la questione intorno all’illegalità circa i tatuaggi è stata chiarita: in Corea del Sud non è
illegale avere tatuaggi, ma non è permesso praticare la professione di tatuatore senza il
regolare possesso di una licenza medica. Tale legge si unisce a certi protocolli di sicurezza per
la salute pubblica legati al problema di diffusione di determinate malattie quali AIDS o epatite
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C. Da ciò si evince come l’avversione nei confronti dei tatuaggi abbia una doppia barriera,
ideologica/politica e scientifica/burocratica. La questione circa gli standard di bellezza
occidentali perseguiti con la pratica chirurgica e specifici prodotti ha dimostrato che l’influenza
occidentale è stata, in realtà, sostituita con una diversa interpretazione di certi canoni estetici,
costituendo anche una sorta di moderna dichiarazione identitaria da parte della popolazione
sudcoreana.

UddannelserKultur- og Sprogmødestudier, (Bachelor/kandidatuddannelse) Kandidat
SprogEngelsk
Udgivelsesdato27 maj 2018
Antal sider62
VejledereLars Jensen